Shaolin - YIN DAO YANG

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Shaolin

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IL TEMPIO DI SHAOLIN


Esistono numerose leggende sull'origine delle arti marziali cinesi. Le prime rappresentazioni artistiche di uomini in posa marziale (probabilmente soldati) risalgono ad oltre 4000 anni fa. Fino al periodo denominato "primavere ed autunni" (770-476 a.C.) esse rimasero essenzialmente composte da una serie di danze di guerra e di esercizi fisici di preparazione militare. Ma  parallelamente alla nascita di grandi correnti quali il Taoismo ed il Confucianesimo, tecniche marziali, filosofia e religione iniziarono a fondersi fino a diventare un argomento di studio persino nei monasteri. E’ comunque certo che lo Shaolin Si, il tempio della Giovane Foresta, sia uno dei capisaldi nella storia del Buddismo cinese. Localizzato nella moderna regione dello Henan, alle falde del monte Song, fu costruito nel 477 d.C. per ospitare i monaci indiani accorsi ad aiutare gli studiosi cinesi che dovevano tradurre dal sanscrito i testi sacri del buddismo appena propagatosi in Cina. E a questo punto storia e leggenda si fondono assieme. Si dice che tra questi monaci ci fosse Bodhidarma, principe buddista che arrivò a Shaolin nel 520 dopo aver attraversato il Fiume Giallo su una frasca di bambù. La leggenda narra che Bodhidarma si isolò a meditare in una caverna del monte Song. Lì rimase seduto, immobile, per ben 9 anni, tanto che sulla pietra che lo accoglieva rimase impressa la sua figura. Fu proprio per compensare l'immobilità della meditazione che Bodhidarma ideò e sviluppò una serie di esercizi adatti a tonificare i muscoli, fiaccati da troppa sedentarietà. Le idee vennero proprio dalla foresta che circondava il tempio: osservando i movimenti degli animali che abitavano la “Giovane Foresta” i monaci svilupparono una serie di esercizi che ancor oggi ci arrivano sotto forma di “stili imitativi”. Ecco dunque la mantide, l’aquila, la scimmia, la tigre e molti altri animali del wushu. Il contributo principale dell'incontro tra la filosofia meditativa e le primitive tecniche di lotta conosciute dai monaci, fu la forte carica spirituale e di cura del sistema mente-corpo di cui si impregnarono le nascenti arti marziali cinesi, le quali si svilupparono da una parte come tecniche di difesa personale e dall'altra come meditazione in movimento. Dagli esercizi di mantenimento, con l’andare del tempo, i monaci ne svilupparono una serie che, intercalando meditazione e allenamento, permise loro di ben custodire il tempio e badare alla loro vita. Il tempio era infatti assolutamente isolato e lontano dai villaggi circostanti, cosa che lo esponeva agli attacchi di ladri, furfanti e approfittatori. Ben presto le abilità dei monaci vennero conosciute in tutto il paese, procurando loro la fama di essere invincibili. Durante la dinastia Tang furono 14 monaci a difendere l'imperatore dal nemico che minacciava di usurpare il trono, cosa che rese noto lo Shaolin Quan in tutta la Cina. La grande fioritura culturale ed artistica della dinastia Song si riflesse anche sulle arti marziali che si diffusero ulteriormente, e nacquero nuovi stili derivati dallo Shaolin. In epoca Ming il tempio invitò i migliori maestri delle varie arti marziali cinesi in modo da ampliare e migliorare il suo wushu. A ciò si aggiunse l’utilizzo di ben 18 armi, che andarono ad accostarsi al bastone, da sempre arma caratteristica del monaco di Shaolin. Durante la dinastia Qing il governo fece incendiare il monastero, che tentava di mantenere la sua autonomia. E’ probabile che il tempio sia stato più volte distrutto e ricostruito durante questa dinastia. I grandi maestri sopravvissuti scapparono ed iniziarono ad insegnare in segreto e solo a pochissimi discepoli fidati. Il wushu era infatti considerato dall'impero un nemico che andava perseguitato. Lo scarso numero di maestri e la ristretta cerchia di allievi rischiarono di far scomparire le arti marziali, e sicuramente hanno fatto estinguere molti stili di cui ci è giunto solo il nome.

"Guardare un fiore è facile,
farlo crescere è molto più difficile."

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